Purtroppo l’immagine complessiva che oggi si ha di Dio e le convinzioni largamente diffuse in merito alla fede e alle tematiche e spirituali evangeliche in genere, sono il risultato di tradizioni umane e di dottrine trasmesse dalle chiese “istituzioni”, cioè da quelle strutture che, talvolta, allontanandosi dalla semplicità e dalla purezza del Vangelo, si sono arrogate il diritto di “spiegare” alle persone chi è Dio e cosa bisogna fare per ricevere la sua approvazione.

Ma Dio non si “spiega” e non si “impara”. Dio si rivela.

Anzi, si è rivelato, facendosi conoscere. E desidera incontrarti, se vuoi. Perché è Lui che ti cerca per primo.

Il problema è che una falsa immagine di Dio (un Dio giudice che ti ripaga in base a quello che fai), l’equivalenza Vangelo-religione, l’associazione Gesù Cristo-comandamenti e pretese impossibili, sono tutti elementi che allontanano le persone, compresi i credenti, dallo sperimentare, appunto, il Vangelo – buona notizia!

Devo ammettere che spesso la “chiesa istituzione” non ha facilitato il mio cammino spirituale e purtroppo ho potuto constatare che il problema non ha riguardato solo me.

La Chiesa, però, quella con la C “maiuscola”, è prima di tutto l’insieme di coloro che credono in Gesù Cristo ed essi sì che mi hanno aiutato e accompagnato in questo meraviglioso viaggio!

Apro una parentesi: spesso, parlando con le persone, mi dicono che non sono interessate a Gesù perché i cristiani vanno in chiesa la domenica ma poi non mettono in pratica quello che sanno, mentre, invece, loro sono più coerenti di quella gente ipocrita che predica bene ma “razzola male”.

Ti sconsiglio di associarti a questo modo di pensare.

Primo perché tale ragionamento, oltre che una inutile generalizzazione non sempre corrispondente alla realtà, ti distoglie dal considerare che la fede è una esperienza personale. Guardare a ciò che fanno (o non fanno) gli altri, non è un buon motivo per evitare una riflessione sul senso della vita e sulla rivelazione contenuta nel Vangelo.

Secondo: la giustizia di Dio non coincide con la nostra.

La giustizia umana (che ovviamente ha un senso all’interno di un sistema giuridico-legislativo che fissa precisi diritti e doveri nell’ottica di una civile convivenza tra le persone) si basa esclusivamente sulla logica del riconoscimento, a ciascuno, di ciò che gli è dovuto, in relazione ad un determinato comportamento assunto, nel bene e nel male (premio o sanzione).

La giustizia di Dio, invece, va oltre la logica umana, essendo un dono che non dipende dalla “condotta”, bensì da quello che ha compiuto Gesù Cristo sulla croce.

So che è un concetto un po’ distante dal significato comune che attribuiamo a tale termine, ma voglio semplicemente anticiparti che Dio è interessato alle persone e al loro cuore, prima che alla loro condotta.

Essere giusti, per Dio, non vuol dire non sbagliare mai o avere un comportamento irreprensibile: al contrario si è giusti se si accetta il fatto di aver bisogno di un Salvatore, cioè di qualcuno che ci ama, ci perdona e ci giustifica. E vedremo che tale giustizia non contrasta con il principio di equità.

Quindi, non guardare agli altri, alle incoerenze e alle contraddizioni dei credenti. Non guardare neanche alla tua inadeguatezza, o peggio alla tua auto-giustizia.

Ma, soprattutto, per un attimo, lascia perdere i luoghi comuni e le frasi fatte e metti in conto la possibilità che, se Dio davvero esiste, forse potrebbe essere “migliore” di come ti è stato descritto dagli uomini.

 

Se sei interessato ad acquistare una copia del libro mandaci un mail a: info@graziaeverita.com